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VARIE

 

Pavia, Inferno o Paradiso nel civile Nord

23/11/2008

Un altro viaggio nei canili amati o contestati.

Testimonianze giornalistiche e referti veterinari.

Nel mezzo loro, i cani che “parlano”.

Una sola realtà. Due versioni dei fatti. Corre l’obbligo di riportarli entrambe. Per il titolare del canile la Pandina, a Villanterio, le cose stanno così. Da La Provincia Pavese del 10 settembre 2008: «In pochi mesi ben 26 comuni della zona ci hanno regalato la loro fiducia convenzionandosi con noi. Il segreto? Amare veramente gli animali». «Ma qui si sappia - si legge nel servizio di Chiara Riffeser - gli animali sono letteralmente trattati coi guanti. Tra i cinquemila metri quadrati ci sono celle riscaldate e, addirittura, l’idromassaggio in fase di lavaggio». Poi aggiunge Rino Schiavini: «Noi abbiamo deciso di affidarci ai volontari dell’Enpa di Lodi e Pavia con cui abbiamo stabilito un accordo». Un marchio doc. «Insomma - prosegue La Provincia - qui si è ottenuta la quadratura del cerchio: e ne beneficiano anche gli stessi animali». La Pandina, un’oasi, un paradiso. Magari ce ne fossero altre.

Così parlò il gestore del canile. Così parlò il quotidiano di Pavia.

Poi c’è un’altra versione, quella di alcuni referti veterinari che dipingono questo angolo pavese sotto un’altra prospettiva: l’inferno anche al Nord. Non serve andare lontano, scorrere le immagini dei canili tristemente noti di Ripalimosani, di Rieti, di Campobasso: basta andare a Pavia, sembra ti suggeriscano. Cani dalla magrezza impaurita, dagli occhi scavati e sgomenti, mortificati nel corpo e nell’anima, morti per malattia e incomprensibili trascuratezze veterinarie. Il maltrattamento, che è spesso lasciare indifferenti il cane al proprio destino, è un fenomeno trasversale, non guarda in faccia la geografia ma solo la coscienza umana.

Ecco le storie di Gullit, di Oro, di Brando, di Sisso, di Pippo, emblema di un modo di essere considerati cani il cui vivere è sancito da una convenzione e da una retta giornaliera versata dai comuni.

Alcuni di loro sono morti di filaria, il parassita che occupa il cuore, le arterie e strangola la vita lentamente come un tumore bianco e sottile. A Pavia, nella bassa padana umida e fluviale, la filariosi è la leshmania del Nord. Senza profilassi, ti salva solo la fortuna. Altrimenti sai che muori con un verme che come un pitone si avvita al cuore ed entra strisciante nell’autostrada del sangue. Un’impiccagione progressiva.

Come è possibile che sia accaduto proprio a la Pandina, a Villanterio? Incomprensibile, impossibile. La Pandina è modello di eccellenza ed efficienza.

Ecco i referti sanitari. Gli aggettivi, i sostantivi dei veterinari, professionisti che rispondono ad un Ordine professionale, non hanno bisogno di commenti.

Pietro Baldi, veterinario in Vigevano, nel dicembre 2007: «In data odierna ho visitato un incrocio spinone di nome Gullit, di era apparente 3 anni, che presenta atrofia muscolare, marcata da inanità, magrezza e infestazione da endoparassiti. Il soggetto presenta disorientamento psicologico in fase depressiva». La testimonianza dell’adottante è più forte ma non la riproduciamo. Basta il referto.

Questa è la storia di Brando, in canile dal 2003, adottato nel maggio 2008. Dal referto di Alessandra Scorza, veterinario in Alessandria: «Il cane di nome Brando appena adottato presenta difficoltà respiratorie sotto minimo sforzo». Ricoverato il 3 giugno dopo ripetuti episodi di sincope vengono effettuati approfonditi esami: il test filaria sierologico è positivo ad alto titolo. Viene riscontrata «insufficienza cardiaca destra e grave ipertensione, troncatura dell’arteria polmonare». L’esito degli esami della dottoressa Simona Morini è impietoso: viene riportato in clinica il 18 giugno per una grave crisi respiratoria. Brando morirà il 26 giugno. Di filaria.

Il 5 gennaio 2008 è la volta dell’adozione di Pippo. La testimonianza è cruda, ma non la riportiamo. Tranne un dettaglio: «È stato consegnato senza un libretto sanitario». Sicuramente una svista dell’oasi canile. Pippo si addormenterà per sempre il 25 giugno 2008. Libero. Riportiamo invece questo: «Se ne è andato dopo solo 6 mesi di libertà, era vecchio, ammalato e stanco già ai primi di gennaio di quest’anno quando ha lasciato per sempre il canile dove ha vissuto la maggior parte dei suoi 14 anni».

Questa è la storia di Oro. È il 1 marzo 2008. Tossisce senza sosta, racconta chi lo aveva adottato. La testimonianza non la riportiamo. Ma questo sì: l’8 ottobre 2008 la padrona racconta che «purtroppo la filaria lo sta mangiando ma lui è felice. Solo 5 mesi di felicità e 10 anni da incubo. Quando l’ho tirato fuori speravo di regalargli almeno 3-4 anni di vita, invece dopo 5 mesi la malattia lo sta uccidendo».

Questa è la storia di Sissi. Il veterinario Baldi che lo visita il 7 gennaio 2008 dopo l’adozione certifica la sua «magrezza eccessiva». E consiglia immediata sverminazione e il «miglioramento dell’alimentazione». Il cane è pieno di parassiti. Ma c’è una sorpresa. Sissi è Sisso. Per chi gestiva il canile era una femmina. D’altra parte l’’Asl di Pavia ne era proprio convinta. Nel certificato di iscrizione all’anagrafe canina il sesso dichiarato è quello femminile. Sicuramente una svista, un errore in buona fede, con tutti quei cani da seguire... Non facciamone un dramma.

Questa è la storia di Biba, un capitolo tutto a parte. È il 22 febbraio 2008. La signora A.R. si reca in canile per adottare Biba. Il veterinario Asl conferma che il cane è adottabile. Ma non per il gestore, che lo dichiara già “prenotato” telefonicamente. Ci volle l’intervento del maresciallo dei carabinieri per consentire alla signora di adottare Biba. Naturalmente l’episodio fu una casuale incomprensione, un equivoco. A la Pandina, infatti, le porte sono sempre aperte, i cani attendono felici nuovi padroni: un passaggio indolore da un paradiso all’altro.

 

s.piazzo@lapadania.net

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mercoledì 13 agosto 2008

 

Nasce il tribunale degli animali per la tutela dei quattrozampe

 

E' una camera arbitrale per liti di condominio e contro abbandoni

© APCOM

Roma, 11 ago. (Apcom) - Nasce il tribunale degli animali. Lo annuncia l'Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), da quattro anni attiva nella tutela legale e amministrativa degli amici a quattro zampe, spiegando che si tratta di una camera arbitrale alla quale potranno rivolgersi i padroni di cani e gatti per far valere i diritti dei propri amici.

"Non intendiamo sostituirci alla giustizia", spiega il presidente Lorenzo Croce, precisando che il tribunale si occuperà più che altro di liti di condominio, "in cui spesso gli animali sono presi a pretesto per attaccare il vicino antipatico". Ma si occuperà anche di lotta al randagismo, su cui spesso i comuni hanno più di qualche responsabilità. L'associazione quest'anno si è già occupata di 281 casi e ogni settimana deposita alla procura diversi esposti. Per i casi di carattere penale, come l'uccisione dell'animale, l'associazione si limita a rimandare il caso ai tribunali ordinari. In tutta Italia, spiega, sono centinaia di migliaia ogni anno le cause legate agli animali.

Il servizio della camera arbitrale, precisa l'associazione, è totalmente gratuito, perché tutti gli associati e gli avvocati che prestano servizio presso l'associazione lo fanno a titolo volontaristico. Il tribunale degli animali nasce sulla base dell'esperienza dello sportello animali, già attivo, che raccoglie le segnalazioni dei cittadini su abusi, violenze e abbandoni. La nuova esperienza, più strutturata, dovrebbe essere più efficace e aiutare anche i tribunali a liberarsi di quelle cause minori che intasano gli uffici e arrivano a concludersi solo dopo molti anni.

Red/Dpn


chi ha paura del cane cattivo?

è arrivato BLUEDOG

Programma europeo per prevenire da morsicature di cani ai bambini piccoli

Ancora una volta, dopo l’ultimo fatto di cronaca - una donna che ha perduto la vita a causa dell’assalto efferato di un cane, di tipo PitBull, gestito nelle peggiori condizioni possibili da persone estremamente superficiali e incoscienti perchè sapevano quanto l’animale potesse essere pericoloso, abbiamo percepito l’ondata di allarmismo che sempre accompagna questi terribili episodi.

Morire per l’attacco di un cane è un evento di rarità eccezionale che può accadere solo quando si combinano la tipologia dell’animale aggressore e gli errori nella sua gestione. Vogliamo ribadire con forza che la volontà di prevenzione non è mai stata e mai sarà nell’imposizione di museruole a tutti i bravi cani che percorrono le nostre strade, al contrario, può scaturire solo dall’informazione adeguata e capillare .

Asetra ha costituito un Centro di Referenza Nazionale sull’Aggressività Canina (CRN-AC) con lo scopo di fungere da punto di riferimento per professionisti del settore e istituzioni ma soprattutto per i cittadini, siano essi possessori di animali problematici o aspiranti proprietari di un cane.

Tra le attività coordinate dal Centro, conferenze e corsi informativi diretti alla popolazione sulle caratteristiche delle varie tipologie canine e sulle loro diverse esigenze e predisposizioni, programmi per correzione e riabilitazione di cani morsicatori, la Scuola dei Cuccioli, propedeutica al test Cani e Padroni Buoni Cittadini.

Per la prevenzione dei rischi nei bambini piccoli, ASETRA insieme a AIVPA (Associazione Italiana Veterinari per Piccoli Animali) si avvarrà del progetto di prevenzione nelle scuole elementari e materne, battezzato BlueDog, programma europeo ( DVD interattivo con manuale per i genitori o le maestre) messo a punto da Veterinari, Pediatri e Pedagoghi per la educazione e prevenzione delle morsicature dei bambini dai 3 ai 6 anni, frutto di ricerche multidisciplinari e della cui efficacia già si attestano riscontri in tutta Europa.

ASETRA, Associazione Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali

www.asetra.it


 

29-08-2008

ARABIA SAUDITA: NO ANIMALI DOMESTICI, SERVONO A ’RIMORCHIARE’

Sarà vietato vendere o mostrare in pubblico cani e gatti

Vita sempre più dura per gli animali in Arabia Saudita, sarà vietato vendere o mostrare in pubblico cani e gatti. E’ quanto ha deciso la polizia religiosa di Riad. Motivo, gli uomini usano gli animali di compagnia per fare colpo sulle donne. In altre parole, per ’rimorchiare’.

 

Il capo della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del Vizio di Riad, Othman al-Othman, conosciuto anche come ’Il Muttawa’, ha riferito al giornale saudita al-Hayat che la commissione vuole attuare la decisione presa un mese fa dall’attuale governatore della capitale araba, il principe Sattam bin Abdul Ariz. ’Il Muttawa’ ha poi aggiunto che il provvedimento contro gli animali da compagnia riprende un antico precetto stabilito dal consiglio supremo degli studiosi sauditi. Sempre secondo Othman, molti uomini usano gli animali domestici "per far colpo sulle donne e disturbare le famiglie". Per far rispettare la decisione della Commissione saranno ’sguinzagliati’ 5 mila uomini della polizia religiosa.


 

DAL SAHARA ARRIVA ADOZIONE DI CAMMELLI O 12/9/2008

DAL SAHARA ARRIVA ADOZIONE DI CAMMELLI ON-LINE. PER I TUAREG

CONTRO LA DISOCCUPAZIONE IN ALGERIA.

 

12 settembre 2008 - Bastano un click e poche centinaia di euro per avere un cammello, o meglio un "camelus dromedarius", tutto vostro nell'oasi di Djanet, 2.000 chilometri a sud di Algeri, pronto ad accompagnarvi alla scoperta del Sahara algerino, tra le immense dune e le montagne rossastre del Tassili d'Aijer. "Un cammello per lavorare" è l'originale iniziativa di adozione a distanza creata da Hamiani, giovane cammelliere Tuareg, e Alissa, avventurosa giapponese travolta dal fascino del Sahara, per lottare contro la disoccupazione e salvaguardare il patrimonio culturale dell'oasi di Djanet. "Volevamo trovare un modo per ripopolare di dromedari la regione e dare lavoro ai numerosi cammellieri del sud algerino, ormai disoccupati", spiega ad ANSAmed Alissa Descotes Tyosaki, fondatrice dell'associazione Sahara-Eliki. "Così abbiamo pensato all'adozione-acquisto a distanza". Lanciato ormai da un anno, l'acquisto on-line di dromedari, ha già attirato decine di appassionati, in gran parte giapponesi. "Ognuno può trovare il suo cammello o cammella scegliendo tra le foto che periodicamente vengono pubblicate su Internet", continua Alissa. C'é il bianchissimo 'Amenokal', di razza Azerlaf, 'Kojiro' dalla gobba ricoperta di pelo, e poi 'Kotelet', tutto grigio e ricoperto di peli, o la dolcissima 'Lucki' dagli occhi blu. In promozione in questi giorni c'é perfino un piccolo che 'Amina' darà alla luce tra otto mesi (il tempo di gestazione di un cammello è di 13 mesi). Per avere un "regalo di Allah", come viene chiamato l'animale dai Tuareg, si possono spendere, tra i 400 e i 600 euro per un maschio e fra i 300 e i 450 euro per una femmina. Al costo dell'animale bisogna aggiungere poi 25 euro al mese per l'acquisto del foraggio. In condizioni normali i cammelli vengono comprati in Niger da dove partono organizzati in carovane e attraversano il deserto fino all'oasi di Djanet. In questo momento, a causa della situazione instabile della regione, vengono acquistati direttamente nei mercati delle oasi del Sud algerino. "I proprietari dei cammelli - racconta Alissa - tra ottobre ed aprile possono venire a Djanet per viaggiare con i loro animali". Per sei mesi all'anno i cammelli restano infatti fermi nell'oasi mentre per il resto dell'anno, durante la stagione calda, vengono accompagnati dai cammellieri alla ricerca di quelle zone del deserto dove è possibile trovare qualche filo d'erba. Il dromedario, il cammello ad una sola gobba, l'unico presente nella regione, garantisce la sopravvivenza alle popolazioni nomadi del Sahara. Oltre ad essere un instancabile e veloce mezzo di trasporto - può percorrere fino a 40 km all'ora e, nella stagione delle piogge, restare senza bere per due mesi -, il cammello produce latte con un contenuto di vitamina C di quattro volte superiore alla mucca, e con il suo pelo vengono fabbricati abiti e tappeti. I Tuareg consumano anche la sua carne, un po' legnosa ma altamente proteica. Laura De Santi(ANSAmed)


 

 

 

 

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