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NOTIZIE VARIE

 

coccinella

Occorrono 70.000 coccinelle per formare circa 500 gr di colorante E120?

 

molti degli alimenti di largo consumo, fanno uso di coloranti di origine animale e non vegetale, infatti tra i vari coloranti l'E 120 é uno dei più costosi e tra i più richiesti, coloranti con variazioni rossastre prodotta dalla coccinella.

 

L'estratto coccineale e' estratto dalle uova dell'insetto Cocciniglia, che vive sui cactus del Peru', delle Isole Canarie e altri luoghi.

 

Il Carminio e' un colorante più purificato fatto con le cocciniglie. In entrambi i casi la sostanza che fornisce il colore e' l'acido carminico.

Questi coloranti, che sono molto stabili, vengono usati in alcune caramelle rosse, rosa o viola, negli yogurt, nel Campari, gelati, bibite e altri cibi come cosmetici e medicine.

Questi coloranti hanno causato reazioni allergiche che vanno da "hives"? a shock anafilattici quasi mortali.

Non si sa se esistano persone allergiche a queste sostanze.

La lavoraziopne

L'E120 viene prodotto con l'estratto dalle carcasse

Nella sua forma solubile in acqua, è usata con "calcium carmine" nella produzione di bevande alcoliche , mentre la versione non solubile è utilizzata in una vasta varietà di prodotti.

Entrambe le forme assieme all'“ammonium carmine”, oltre che nelle bevande, viene usato nella preparazione di biscotti, dessert, diversi tipi di formaggi fondenti, farciture..salse e dolci.

 


 

MALTRATTAMENTI AD ANIMALI: ARRESTATO MAROCCHINO NEL BARESE

 

Bari, 2 giu 2009- Trasportava su un piccolo furgone un carico di animali in pessime condizioni, e quando ha visto un posto di blocco dei carabinieri alla periferia di Trani ha tentato la fuga, ma e' stato raggiunto ed arrestato con le accuse di maltrattamento di animali, violenza minaccia e resistenza a pubblici ufficiali e guida con patente falsa. Si tratta di Abdelaziz Hallaoui, di 45 anni, cittadino marocchino gia' noto alle forze dell'ordine. L'extracomunitario, dopo essersi rifiutato di esibire i documenti, si e' scagliato violentemente contro i militari al fine di evitare l'ispezione del carico. Nel furgone, stivati come fossero pacchi, c'erano numerosi animali di piccola taglia, in pessime condizioni igienico-sanitarie, senza disponibilita' di acqua e cibo. Molti di essi erano gia' morti. Tra gli animali ancora in vita, 27 pappagalli, 3 canarini, 4 scoiattoli, 27 tartarughe, 4 iguane, 8 uccelli diamantini, 40 pesci rossi, 10 coniglietti, 90 papere e 70 pulcini. Le bestiole superstiti, dopo essere state visitate da personale medico della ASL, sono state affidate in custodia ad una idonea azienda della zona mentre il marocchino e' stato tasferito nel carcere di Trani.


aggiornamento 03/2009

A.D.I.CA

 

inviamo alla vostra attenzione la notizia odierna con cui il Comune di Lodi ha individutao l'area per il canile. Per cortesia, giratela pure nei vostri canali informativi ed agli associati e/o simpatizzanti ADICA che in questi mesi hanno inviato le mail al Sindaco di Lodi Lorenzo Guerini.

Cordiali saluti.

 

Il responsabile dell'Uff. comunicazione del Comune

 

dr. Andrea Bruni

 

INDIVIDUATA L’AREA PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO CANILE DI LODI IN COLLABORAZIONE CON ADICA: LA STRUTTURA SORGERA’ A SAN GRATO E SARA’ APERTA ENTRO IL 2010

 

 

Il nuovo canile di Lodi sorgerà in località San Grato, su un’area di circa 8.000 metri quadrati collocata tra il cimitero Maggiore e la tangenziale sud.

La scelta del luogo in cui realizzare la struttura è stata concordata tra l’amministrazione comunale e l’associazione Adica (che gestisce il canile di Borgo San Giovanni, dei cui servizi usufruisce anche Lodi, in base ad una convenzione), in occasione di un incontro svoltosi recentemente a Palazzo Broletto, con la partecipazione del sindaco Lorenzo Guerini, del vice sindaco e assessore alle opere pubbliche Mario Cremonesi e dell’assessore all’ambiente Simone Uggetti.

 

“E’ stato un confronto molto positivo – spiega il primo cittadino – in cui abbiamo cercato di individuare soluzioni efficaci e praticabili all’esigenza di dotare la città e il territorio di una struttura moderna e funzionale, in tempo quanto più possibile solleciti, considerato che l’area di Borgo san Giovanni che attualmente ospita il canile dell’Adica dovrà essere liberata.

A questo proposito, l’obiettivo concordato con l’associazione è quello di realizzare il nuovo canile entro il 2010”.

 

 

“L’area che abbiamo scelto – aggiunge il vice sindaco – è di proprietà dell’Astem, che la cederà al Comune, il quale a sua volta la metterà a disposizione per la realizzazione del canile, che sarà quindi affidato all’Adica.

Già nel bilancio preventivo per il 2009, l’amministrazione stanzierà un fondo di 100.000 euro, in attesa che venga sviluppata nelle prossime settimane la progettazione preliminare, con una quantificazione dettagliata dell’investimento necessario”.

 

 

“A proposito di quest’ultimo aspetto – sottolinea l’assessore Uggetti – Adica si impegnerà nella ricerca di ulteriori contributi da parte di altri soggetti.

Nelle intenzioni di tutti, il nuovo canile dovrà rappresentare una struttura al servizio non solo di Lodi ma anche del territorio e potrà quindi essere utilizzata anche da altri Comuni che decideranno di convenzionarsi, con forme di compartecipazione che saranno prossimamente stabilite”.

 

 

 


UCCISI E MALTRATTATI, OK DEL GIP AL SEQUESTRO DEL CANILE DI CREMONA

20 mar 09

 

Ha esaminato gli atti dell'indagine sul Rifugio del cane e si ¨¨ convinta che nel canile comunale di Cremona le presunte uccisioni degli animali avvenissero anche per mano di due volontarie. Il gip Clementina Forleo lo ha evidenziato nel decreto con il quale ha convalidato il sequestro preventivo della struttura, eseguito, su ordine della Procura, dai carabinieri del Nas.

Nel provvedimento, il gip Forleo fa i nomi delle volontarie, ma ¨¨ competenza della procura valutare se allargare la rosa degli inquisiti nell'indagine gi¨' aperta a carico di Maurizio Guerrini e Chetti Nin, presidente (poi dimessosi) e vice dell'Associazione zoofili cremonesi che attraverso una convenzione decennale col Comune di Cremona, gestiva il Rifugio. L'accusa ¨¨ di uccisione irregolare e "sistematica" di animali ed esercizio arbitrario della professione veterinaria, dal 2006. La terza indagata ¨¨ la veterinaria dell'Asl, Michela Butturini, per omesso controllo.

Nata la scorsa estate dall'esposto di Rosetta Facciolo, presidente a Cremona della Lega Nazionale per la difesa del cane, l'indagine ¦È culminata nel sequestro al canile da parte dei Nas di 32 carcasse (30 di cani e due di gatti) messe in sacchi neri nella cella frigorifera.

(ANSA)

 


Di chi è figlio Fido? Esame del dna sul cane

 

Ora l’esame del Dna si fa anche ai cani. Basta strappare un ciuffetto di peli e portarlo in laboratorio per avere tutte le informazioni sulla famiglia del cucciolo che ci si porta a casa. Una verifica in più rispetto al pedigree classico, che rivela sangue blu o documenti di nascita taroccati. Stravaganze da padroni? Eppure è capitato anche questo al Tribunale di Aidaa, l’associazione che difende gli animali e l’ambiente.

 

Una signora chiede l’esame del Dna per accertare la paternità del cagnolino che ha acquistato da poco. A gennaio la donna paga 900 euro a un allevatore amatoriale per avere uno yorkshire. «È di razza purissima» le assicurano al canile. E lei, tutta contenta, torna a casa con il suo bel cagnolino: un batuffolo di pelo che ogni sera le si appallottola di fianco sul divano. Gli compra ciotola e cuccia, lo vizia con fiocchetti e guinzagli super trendy. Tutto fila liscio per qualche settimana: passeggiate, coccole, sgridate per qualche pipì sul tappeto. Poi qualcosa inizia ad andare storto. Il cane mignon si ammala di bronchite e passa le giornate rannicchiato, senza mangiare, con poca voglia di giocare. Le cure e le mille attenzioni della padrona non bastano. La bronchite degenera in cimurro, una malattia che colpisce i cani più giovani.

Da qui scatta il sospetto: la signora ripesca dai cassetti i documenti del pedegree del suo cucciolo, li legge attentamente e vuole vederci chiaro.

 

Le viene il dubbio che all’allevamento qualcuno abbia fatto il furbo. Lei è stata corretta ed ha pagato i suoi 900 euro senza battere ciglio, ma magari lo yorkshire non appartiene alla cucciolata doc di cui si parla nei documenti che le hanno rifilato. Forse il suo adorato animaletto proviene dai paesi dell’Est ed è stato importato clandestinamente in Italia, già malato dalla nascita.

Per questo la padrona si rivolge al Tribunale degli animali e chiede di procedere con l’esame del Dna per accertare la paternità del cane.

 

«Si tratta effettivamente di un caso particolare - commenta Lorenzo Croce, presidente di Aidaa - che comunque è contemplato in molti contratti di compravendita di animali. Tuttavia in Italia nessuno ha mai avanzato una richiesta del genere anche perché l’esame del Dna ha un costo piuttosto elevato».

Se dall’esame dovesse emergere che i genitori del cucciolo non sono i cani dichiarati nei documenti, allora apriti cielo: l’allevatore verrà denunciato. «In ogni caso - si augurano gli animalisti - ci auguriamo che la signora tenga il cagnolino e lo guarisca. Ora il tribunale chiederà all’allevamento di permettere il prelievo sullo yarkshire presunto padre per fare tutte le comparazioni del caso».

 

Maria Sorbi

 

Fonte: Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/

 


Roma  11 marzo 2009

Test cosmetici su animali, nuovi divieti. Risparmiate 6mila cavie

Non più test su cavie per cosmeticiComincia la seconda fase di divieti imposti dalla Direttiva sui Cosmetici dell'Unione Europea sull'uso degli animali per i test su trucchi e creme. Dopo l’avvio nel 2003, che ha determinato la fine dei test sui prodotti finiti, parte ora lo stop al primo gruppo di test su animali usati per valutare la sicurezza delle materie prime. Soddisfazione della Lega Antivivisezione (Lav), che da sempre si batte contro l'uso di cavie.

- La direttiva: Introdotta nel 1976 per rafforzare gli standard di qualita' dei cosmetici tra i Paesi membri, ha subito diversi emendamenti. Nel 1993 e' stata corretta per eliminare l'uso degli animali nei test sui cosmetici. Il divieto non fu applicabile per la mancanza di test alternativi. Solo nel 2003 si arrivo' alla forma definitiva della direttiva che imponeva tre traguardi: il primo nel 2004 per eliminare i test sui prodotti finiti, il secondo ed il terzo, nel 2009 e nel 2013, per il divieto di testare su animali le materie prime. Il divieto riguardera' anche l'importazione di prodotti fatti con materie prime la cui sicurezza sia stata valutata su animali.

La direttiva: Introdotta nel 1976 per rafforzare gli standard di qualita' dei cosmetici tra i Paesi membri, ha subito diversi emendamenti. Nel 1993 e' stata corretta per eliminare l'uso degli animali nei test sui cosmetici. Il divieto non fu applicabile per la mancanza di test alternativi. Solo nel 2003 si arrivo' alla forma definitiva della direttiva che imponeva tre traguardi: il primo nel 2004 per eliminare i test sui prodotti finiti, il secondo ed il terzo, nel 2009 e nel 2013, per il divieto di testare su animali le materie prime. Il divieto riguardera' anche l'importazione di prodotti fatti con materie prime la cui sicurezza sia stata valutata su animali.

 

- Test vietati: Saranno vietati i test su animali per l'irritabilita' della pelle e degli occhi, la fotosensibilita', la corrosivita', i test di assorbimento attraverso la pelle, i test di tossicita' genetica e acuta. In realta', solo per quattro di questi test sono state individuate alternative. Tuttavia, gli esperti confidano che in due anni possano essere trovate adeguate soluzioni anche per gli altri tre. Bisognera' aspettare invece il 2013 per vedere banditi i test di tossicita' ripetuta che richiedono piu' applicazioni nel tempo e che sono purtroppo quelli in cui si usa un maggior numero di animali.

 

- Mercato dei cosmetici: L'Europa e' uno dei mercati piu' proficui per i cosmetici con un fatturato di 80 miliardi di euro l'anno, quasi la meta' di quello mondiale. Nell'Unione Europea ci sono circa 2.000 aziende produttrici di cosmetici, tra cui alcune delle piu' grandi del mondo.

 

- Cavie utilizzate: Nel 2005 sono stati usati circa 6.000 animali per condurre test su cosmetici, lo 0,05% del totale degli animali usati nei test regolatori, quelli per l'approvazione al commercio. Tuttavia, considerando che ogni anno entrano nei prodotti 400 nuove sostanze e che i test sui cosmetici non sono considerati, come quelli sui farmaci, indispensabili, il risparmio di animali sara' notevole.

 

- I finanziamenti dell’Ue: L'Unione Europea ha stanziato 35 milioni di euro l'anno per finanziare la ricerca di test alternativi dal 2003. Altri 25 milioni circa per anno saranno destinati alla ricerca fino al 2013. Le stesse industrie cosmetiche hanno contribuito a questa spesa stanziando 25 milioni di euro.

 

 

 

 


STUDIO ITALIA-USA SVELA MISTERO DEL LUPO NERO

(ASCA) - Roma, 9 feb - Da tempo i ricercatori si interrogavano sulla strana colorazione nera del mantello di alcuni lupi. Finalmente un team internazionale ha studiato le cause genetiche che determinano il colore in molte razze di cani ed in alcune popolazioni di lupi. A fare la scoperta e' stato un gruppo di studiosi americani con la collaborazione di ricercatori italiani dell'Ispra (Laboratorio di genetica dell'ex-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica). I risultati, pubblicati sull'ultimo numero di Science (Science Express Reports del 5 Febbraio 2009), stanno suscitando grande interesse.

 

La collaborazione tra Italia, Canada e Stati Uniti non e' casuale. Infatti, l'Appennino tosco-emiliano ed un'ampia area compresa fra il nord-ovest del Nord America, l'Alaska ed il Canada ospitano le uniche due popolazioni conosciute nel mondo in cui sono presenti esemplari di lupi neri. Da molti anni si effettuano osservazioni su queste rare popolazioni.

 

Non era mai stata condotta, tuttavia, una ricerca genetica sul fenomeno del melanismo (la pigmentazione che risulta da mutazioni del DNA) nei lupi. A far partire la studio in Italia e' stata la scoperta effettuata lo scorso anno da un ricercatore americano, il quale ha individuato una mutazione sul gene Defensina che determina il melanismo in cani, lupi e coyote. I ricercatori dell'Ispra hanno effettuato indagini parallele focalizzate sulla genetica del lupo italiano, nel tentativo di determinare come mai proprio nel nostro Paese fossero presenti questi esemplari dall'anomalo colore nero.

 

Lo scopo della ricerca era capire se si trattasse di una mutazione genetica originata casualmente nel lupo o se la pigmentazione nera fosse causata da incroci con il cane.

 

Lo studio del DNA nei lupi italiani e americani ha dimostrato che la mutazione nel gene che determina il colore nero nel lupo e' estremamente simile a quella dei cani. Cio' significa che, con grande probabilita', i lupi dei due continenti hanno acquisito la colorazione grazie all'incrocio con cani dal mantello nero.

 

Lo studio ha anche dimostrato che i lupi neri sembrano sopravvivere meglio degli altri alla vita della foresta.

 

Infatti, la mutazione appare piu' diffusa nelle popolazioni che vivono in nord America in ambienti di foresta, rispetto a quelle piu' a nord delle tundre artiche.

 

res-mpd/sam/alf

 

 


 febbraio 2009

aggiornameti ADICA

 

borgo

 

GIOVEDI' 5 FEBBRAIO h 20.30 SU TELECOLOR

 

ALL'INTERNO DELLA TRASMISSIONE "CANI & GATTI" ANDRA' IN ONDA UN SERVIZIO SULL'ATTUALE SITUAZIONE DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE,

 

CON RELATIVE INTERVISTE ALLA NOSTRA RESPONSABILE ROBERTA VIGNOLI E AD UN RAPPRESENTANTE DEL COMUNE DI LODI.

 

CONSIGLIAMO A TUTTI DI CONFRONTARE TALI ORARI CON IL PALINSESTO DELLE RETI (VISIBILE SUL SITO WWW.TELECOLOR.NET, RELATIVAMENTE ALLA TRASMISSIONE "CANI & GATTI").

 


Animali Pronta l'ordinanza della Martini

Stop alle distinzioni tra razze di cani Guinzaglio per tutti

Museruola nelle situazioni a rischio

ROMA — E' una vera e propria rivoluzione canina, basata su una nuova filosofia, quella che scatterà a giorni con l'ordinanza firmata da Francesca Martini, sottosegretario al Welfare. Cade la distinzione per razze. Tutti i cani, dal bassotto al pitbull, all'alano, devono essere tenuti al guinzaglio «di lunghezza non superiore al metro e 50». Dunque non i modelli estendibili, che permettono di scorrazzare anche a 4 metri di distanza da chi li impugna. L'obbligo vige «nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico salvo le zone individuate dai Comuni». La museruola invece andrà indossata solo nelle situazioni a rischio. I proprietari dovranno comunque portarla con sé, del tipo morbido o rigido, per utilizzarla all'occorrenza. L'ordinanza è pronta, titolo «Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività dei cani».

 

Un lavoro durato mesi, risultato di un confronto fra le categorie, veterinari, Regioni, associazioni, tecnici. Principio fondamentale: i cani sono tutti uguali. Non esistono i cattivi per nascita. Si legge nelle premesse: «Non è possibile stabilire a priori il rischio di maggiore aggressività solo sulla base di appartenenza a una determinata razza o ai suoi incroci». Al contrario, ad essere pericolosi sono i padroni, se incapaci di gestirli come dovrebbero, soprattutto quando decidono di mettersi al fianco quadrupedi più dotati dal punto di vista della statura e della struttura muscolare.

 

Spariscono le liste nere previste nella precedente disciplina emanata dall'ex ministro alla Salute, Livia Turco, e prima ancora da Girolamo Sirchia, dove erano elencate le razze ritenute mordaci e dunque soggette a maggiori restrizioni. Non hanno funzionato come dimostra il fatto che «episodi di aggressione alle persone persistono». «Il proprietario è responsabile del benessere e del controllo dell'animale — dice Martini, citando il primo articolo —. Risponde dal punto di vista civile e penale dei danni ai cittadini o ad altri animali. La responsabilità ricade anche sulle persone incaricate di tenere il cane in sua assenza». Esempio attinto da un recente episodio di cronaca. Se un giardiniere viene sbranato mentre taglia l'erba di una villa privata non è colpa del rottweiler innervosito ma di chi non l'ha legato. Altri divieti. No a pratiche di addestramento che esaltino l'aggressività (ad esempio il manicotto). No a selezioni e incroci finalizzati a ottenere esemplari d'attacco. Proibiti doping e interventi non motivati da problemi di salute (taglio di orecchio e corde vocali).

 

Tra le novità, un patentino dove si attesta che il proprietario ha frequentato uno dei corsi di formazione facoltativi organizzati da Comuni e Asl. Se il cane ha precedenti «aggressivi» scatta l'obbligo dell'assicurazione. Scritta nero su bianco la buona regola di munirsi di bustina e paletta per raccogliere le feci depositate sul marciapiede o in mezzo a un'aiuola. Finora era una semplice indicazione dei Comuni. «Aumentano le garanzie di sicurezza per i cittadini — spiega il sottosegretario —. L'opinione secondo cui esistono razze a rischio non ha fondamento scientifico. Dipende da come un cane viene educato e seguito. Il labrador è considerato tra i buoni. Il mio randagio Tommaso la scorsa settimana è stato attaccato proprio da un labrador. E' uscito fuori dalla zuffa con una lesione della cornea. Se il suo aggressore fosse stato trattenuto dal guinzaglio non sarebbe accaduto».

 

Margherita De Bac

1 febbraio 2009


gennaio 2009

È guerra sul canile di Borgo:

«Il comune ci vuole sfrattare»

 

 

È guerra sul canile di Borgo:

«Il comune ci vuole sfrattare»

BORGO SAN GIOVANNI «Novanta

cuccioli, di cui solo due a carico

del comune di Borgo, per una

spesa di circa un euro al giorno.

E in più ci vogliono anche sfrattare,

mi sembra un’assurdità».

È guerra aperta sul rifugio di

Cà dell’Acqua, gestita dalla

onlus Adica (Associazione per

la difesa per la cane). A far infuriare

Roberta

Vignoli dell’associazione,

sono

state le recenti

dichiarazioni

del primo

c i t tadino di

Borgo San Giovanni,

Nicola

Buonsante, che

ha manifestato

la volontà di

presentare un

avviso di sfratto

al cani l e,

convenzionato

con circa 30 comuni,

tra cui

Lodi e Sant’Angelo.

Secondo il

primo cittadino,

infatti, a remare

contro la struttura, un ex

porcilaia, ci sarebbero «gravi

ragioni igieniche» e il «mancato

rispetto delle distanze dai muri

della chiesetta di Ca’ dell’Acqua

».

«Ma quali ragioni igieniche sbotta

ancora Roberta Vignoli :

quella della chiesetta è solo un

pretesto, perché da anni è assolutamente

trascurata. I suoi affreschi

protetti dalla Soprintendenza

convivono con insetti di

ogni genere, animali morti in

putrefazione, deiezioni di piccioni

e topi, che sono fonti di infestazione

per i cani ospitati da

noi e che sono trattati contro

parassiti interni ed esterni, così

come il rifugio, disinfestato e

deratizzato periodicamente».

E a dimostrazione delle ottime

condizioni igienicosanitarie,

ci

sarebbe il rinnovo dell’autorizzazione

da parte dell’Azienda

sanitaria locale, che sarebbe intervenuta

qualche giorno fa.

Complessivamente la struttura

di Ca’ dell’Acqua ha ospitato

3.073 cani catturati nei comuni

convenzionati, senza contare le

centinaia accolti direttamente

dai privati, mentre un numero

altrettanto importante

sarebbe

stato soppresso

a sette

giorni dall’accalappiamento,

negli anni che

vanno dal 1987

al 1992. Più di

5mi l a c a n i

quindi, molti

dei quali oggi

hanno trovato

una nuova casa

e una famiglia

c h e l i ama .

«Siamo a chiedere

il trasloco

e lo chiediamo

da anni spiega

ancora Roberta

Vignoli ;

la struttura è assolutamente

inadeguata alle nostre esigenze,

è un ex porcilaia in cui dobbiamo

continuare a investire soldi

dell’associazione per permettere

che stia in piedi. Sono vent’anni

che raccogliamo cani per

strada e li diamo in adozione e

sono vent’anni che ci vogliono

cacciare».

E l’Adica tira la giacca anche a

Lorenzo Guerini, sindaco di Lodi,

per un eventuale trasloco del

rifugio nel capoluogo.

«Ma è mai possibile che in un

territorio a carattere prevalentemente

agricolo non esista un

appezzamento di terra di circa

10mila metri quadrati da affidarci

in comodato d’uso? Non

chiediamo soldi, ma solo spazio

».

Rossella Mungiello

Uno scorcio del canile dell’Adica

 

borgo


Borgo, Buonsante vuol “sfrattare“ il canile:

«Guerini se lo porti a Lodi come promesso»

 

 

BORGO Una nuova casa per il canile

della frazione Ca’ dell’Acqua. È

questo l’obiettivo del sindaco di

Borgo San Giovanni, Nicola Buonsante.

Nel mirino della giunta in

accordo con i proprietari delle zone

immediatamente adiacenti ci

sarebbe, infatti, lo spostamento

della struttura che oggi si appoggia

completamente sulle mura della

Chiesina di Ca’ dell’Acqua. Una

condizione che peggiorerebbe le

già precarie condizioni di tenuta

dello stabile che affonda le sue radici

nella storia, come raccontano

i suoi affreschi, protetti dalla Soprintendenza.

I nuovi piani per la

riqualificazione della frazione, oggi

quasi completamente disabitata,

che è arrivata ad ospitare anche

più di 250 persone, almeno

agli inizi del Novecento, potrebbe

arrivare con la stesura del nuovo

piano di governo del territorio, in

cui potrebbero essere contemplati

accordi per la cessione delle aree

circostanti per una trasformazione

in chiave residenziale. Sulla riqualificazione

di Ca’ dell’Acqua,

per cui da

sempre si prodiga

l’associazione

di residenti,

“Amici

di Ca’ dell’Acqua”,

era stato

organizzato un

dibattito pubblico

lo scorso

anno, a cui avevano preso parte

anche la Soprintendenza e la Curia.

«Ma nessun intervento di recupero

è pensabile con un canile

che si appoggia direttamente sulle

mura della chiesa» ha detto a proposito

il sindaco, che sta vagliando

insieme ai proprietari della zona

una sorta di scambio delle aree

andando nella direzione di allontanare

il canile dalla frazione.

«Uno dei proprietari delle zone

adiacenti ha intenzione di portare

avanti un progetto di riqualificazione

per la costruzione di abitazioni

ha

spiegato ancora Buonsante

proponendo di spostare il

canile in altre aree di sua proprietà

». Magari in un altro comune.

Tutte possibilità da vagliare in sede

di redazione del Pgt, che Borgo

San Giovanni, presenterà insieme

ai comuni di Pieve Fissiraga e

Cornegliano Laudense. E si decidono

a giorni le scadenze per

l’apertura del procedimento di

Vas (valutazione ambientale strategica).

«Di certo, io stesso chiederò nuove

verifiche agli organi competenti

in materia sanitaria per la ristabilire

le distanze a cui il canile si deve

attenere senza attaccarsi ai muri

portanti della chiesa, contribuendo

a destabilizzarne l’equilibrio

architettonico ha

concluso

Buonsante ;

ma il futuro merita

un attento esame, quella zona va

recuperata. È un patrimonio della

nostra comunità. E poi, il sindaco

del capoluogo, non si era più volte

impegnato per portare proprio a

Lodi il canile?»

 

Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO 20-01-09

 

 

 

 


A TREVISO ANCORA UN INCIDENTE DI CACCIA, LAC ALLERTA CITTADINI

20 gen 09

Ecco l'elenco degli ultimi mesi.

 

20 gennaio 2009 - A Pederobba (TV) un cacciatore vicentino ferisce gravemente un compagno di caccia.

Sono troppi gli incidenti e i vandalismi dei cacciatori registrati nella stagione venatoria 2008/2009 in provincia di Treviso ai danni di cittadini ed animali domestici.

Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto invita i cittadini a fare attenzione ai cacciatori che spesso costituiscono un pericolo per chi vive in campagna ricordando che solo nella stagione di caccia 2008/2009 in Italia si sono verificati ben 96 incidenti di caccia con 65 feriti e ben 31 morti

La LAC offre aiuto legale alle vittime dei cacciatori e accusa i politici locali di dare il cattivo esempio.

 

Sabato 17 gennaio, verso le 11, nei boschi compresi tra Curogna e Onigo di Pederobba, in provincia di Treviso, si è registrato l’ennesimo incidente di caccia con il ferimento grave di un cacciatore di 62 anni di Pederobba.

Il cacciatore, L.M. che ora è in prognosi riservata all'ospedale di Castelfranco, è rimasto ferito dai pallini partiti dal fucile di un suo collega, un cacciatore di Arsiero (VI) autotrasportatore (che pare non essere nemmeno socio della riserva di caccia) , mentre stava ritornando da una battuta di caccia svoltasi nella riserva alpina di caccia di Pederobba, pallini che gli hanno spappolato il braccio sinistro e ferito il torace.

Pare che il fucile da caccia sia caduto a terra carico e che nell’impatto con il terreno siano esplosi addirittura due colpi che hanno colpito l'avambraccio sinistro e il torace dell’uomo.

In questa stagione venatoria in provincia di Treviso si sono stati registrati sin troppi incidenti di caccia ed episodi di soprusi delle doppiette nei confronti dei cittadini ed animali domestici:

- Il 24 settembre la signora Lisa della provincia di Treviso ha ricevuto alcuni spari esplosi contro la sua abitazione dove i pallini si sono conficcati sul portoncino di casa e sul muro quando appena dieci minuti prima era in giardino con i suoi bambini di un anno (verdere fotografie su: http://www.aduc.it/dyn/documenti/immagini/Immagine032.jpg e 33, 34 e 35.

- Il 28 settembre a Chiarano, in via Dosa, verso le 10,30 un cacciatore ha sparato a distanza di qualche metro dal cortile del sig. G.B. che si trovava con sua figlia seminando il panico;

- il 29 settembre a Roncadelle di Ormelle l’USL 9 ha recuperato un cane da caccia breton con una grave ferita in mezzo alle scapole, con una rosa di pallini conficcati dentro la carne.

- l’1 ottobre in via Colombara a Loria il signor Angelo Beltrame che abita con la famiglia, ha rinvenuto 7 galline sbranate dai cani da caccia;

- Il 12 ottobre a Borgo Ponte nei pressi di Madonna della Tosse, in località San Andrea, a Vittorio Veneto un cacciatore, A.M., 75 anni, di Vittorio Veneto, ha ferito due anziani del posto in cerca di funghi: D.A.A., 74 anni, di Vittorio Veneto e D.A, 77 anni, pure lui vittoriese;

- Il 16 novembre ad Albina di Gaiarine (TV) il signor Renzo Dardengo, è stato minacciato da un cacciatore che gli ha puntato il fucile solo per aver chiesto il rispetto delle distanze dalle case;

- Il 15 novembre ignoti cacciatori hanno effettuato una sparatoria a Scomigo di Conegliano terrorizzando una residente, R.Z., e provocando la distruzione delle galline un pollaio ad opera dei cani da caccia.

Torna utile ricordare altri gravi incidenti degli scorsi anni in provincia di Treviso:

- il 3 novembre 2002 a San Pietro di Feletto, morì il cacciatore Miraval Pietro di 56 anni a causa di un colpo di fucile sparato dal compagno di battuta Maset Giuseppe di 76 anni;

- il 26 settembre 2004 a Tarzo, è morto dissanguato Angelo Fava di 56 anni colpito da una fucilata;

- il 20 settembre 2006 nelle campagne di Vedelago, il cacciatore S.F., ha colpito gravemente un agricoltore pensionato di Vedelago, mentre era nel proprio campo di mais;

- l’ 11 novembre 2007 nella località collinare di Collagru’ di Farra di Soligo, F.C., residente a Campea, è stato colpito da un cacciatore alla schiena ed alla nuca.

Solo nell’attuale stagione di caccia 2008/2009 in Italia si sono verificati ben 96 incidenti di caccia con 65 feriti e ben 31 morti, tra i quali un cercatore di funghi (la lista completa e dettagliata dei morti e feriti è consultabile sul sito della LAC www.abolizionecaccia.it).

“Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate – ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto – bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non c’è da stupirsene viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero di cacciatori che esercita la sua attività pericolosa in un territorio tra i più densamente popolati al mondo. Si tratta di una schiera di dilettanti perché i cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all’uso delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche superato un esame in proposito perché ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero ovvero prima del 1977. Bisogna poi inasprire le sanzioni per chi spara vicino alle case, alle strade ed agli agricoltori prevedendo il ritiro della licenza e aumentando e incentivando la vigilanza venatoria. Un esempio dell’inadeguatezza delle sanzioni è l’episodio che ha visto Fiorenzo Sarri, un cacciatore di 51 anni di Fossalunga che è stato condannato lo scorso luglio alla ridicola sanzione di 350 euro per aver colpito un anziano agricoltore, Giovanni Cavasin, di 83 anni di Vedelago, mentre raccoglieva il mais. Il pensionato dal 29 giugno del 2006 convive con due rose di pallini da caccia conficcati nelle gambe e non è nemmeno operabile. I cittadini ci chiamano spesso per segnalare spari sotto le proprie case e piogge di pallini; l’indisciplina dilagante e la faciloneria con la quale i cacciatori usano queste armi micidiali ci ha portati a scrivere un vademecum per i cittadini che riporta tutte le regole che i cacciatori devono rispettare e a chi chiedere aiuto, documento che tutti ci possono chiedere telefonando al 347/9385856 o scrivendo a LAC Via Cadore 15/C int.1 31100 Treviso, o a lacveneto@ecorete.it.

Zanoni ha poi aggiunto: “Purtroppo non è da meravigliarsi se nella nostra provincia i cacciatori prendono sottogamba le norme di sicurezza che prevedono distanze di 100 metri dalle case e di 50 metri dalle strade. Abbiamo infatti degli esempi poco edificanti di Ministri che si sono fatti in quattro per liberare dal carcere un cacciatore trevigiano che aveva violato la legge sulla caccia in Croazia, poi del presidente della provincia e del sindaco di Treviso che hanno sostenuto degli esami di caccia farsa per i quali ci sono già state due condanne di altrettanti funzionari per falso ed abuso d’ufficio. Esempi negativi che non giocano a favore del rispetto delle norme che disciplinano la caccia. Trovo comunque aberrante che dopo lo strazio causato agli animali da 15 giorni di gelo e neve ci sia ancora chi ha il coraggio di uccidere questi esseri decimati e stremati, il tutto, tra l’altro, in una Zona di Protezione Speciale che l’Europa considera degna di tutela per gli uccelli migratori.”

 

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - Via Cadore 15/C int. 1 31100 Treviso - Info: 3479385856 - www.lacveneto.it -.

 


Cinque cani uccisi

con bocconi avvelenati

14/01/2009 16:45

 

TELVE - La vita tranquilla di alcune famiglie che abitano a maso Tezza a Telve Valsugana, nella parte alta del paese, è stata scossa in questi giorni da una serie di fatti incivili. In meno di tre giorni, ben cinque cani sono morti avvelenati da bocconi che qualcuno aveva disseminato nei pressi di alcune abitazioni. La prima famiglia presa di mira è stata quella di Guido Trentinaglia , 52 anni che abita con la moglie Flora e il figlio Loris . Guido e Loris gestiscono una piccola impresa artigiana di muratori, mentre la signora si occupa maggiormente alle faccende di casa. E come seconda attività, coltivano anche due ettari di terreno recintato, adiacente la loro casa di abitazione dove possiedono alcuni cavalli, asini, poni e qualche gallina. All'interno della proprietà vivono anche alcuni cani, fanno la guardia. Erano in quattro fino a qualche giorno fa: Diana, Falco, Fiocchi e Billi, bastardini tanto affettuosi. Venerdì scorso però, poco dopo mezzogiorno, Diana, una cagnetta da pastore di due anni con pelo lungo, è stata trovata agonizzante nel cortile di casa. Guido ha subito chiamato il veterinario, il dottor Sperandio di Ivano Fracena, ma al suo arrivo l'animale era già morto. A questo punto non ha potuto fare altro che denunciare il fatto ai carabinieri di Borgo Valsugana. La cagnetta è stata sottoposta ad autopsia e ben presto si conosceranno le cause. Si tratta di un probabile avvelenamento da stricnina. Un'ipotesi, questa, che sarebbe avvalorata dalla presenza, appena fuori dalla recinzione, di palline di grasso animale: queste sono state sottoposte ad esame. Il giorno dopo, sempre nello stesso maso ma a qualche centinaio di metri di distanza, abita la famiglia di Mario Dalsasso . Il suo cane, mezza taglia, è stato trovato morente vicino alla porta di casa. Anche in questo caso l'intervento del veterinario si è rivelato inutile. Ma la notizia che ha sommato sconcerto a sconcerto, nel maso e anche nell'intera comunità di Telve, si è avuta lunedì sera, quando nel piazzale della casa di abitazione di Franco Battisti , sono stati trovati ormai privi di vita i suoi tre amici a quattro zampe: due cani taglia grande pelo lungo e un cucciolo. Tre gravi fatti, incresciosi, che sono stati segnalati alle forze dell'ordine di Borgo Valsugana. Per ora nessuna traccia, nessun sospetto sugli autori, anche se appare probabile che si tratti di persone residenti in paese. Non dovrebbero c'entrare nemmeno le possibili rivalità fra cacciatori, dato che i cani sono tutti da guardia. Ma quel che maggiormente preoccupa la famiglia di Guido Trentinaglia e moglie Flora, è la presenza di bambini, che giocano in quel rione. «I piccoli - si dice - giocano all'aperto e potrebbero ingerire qualche pallina di grasso disseminata nelle adiacenze delle case, e morire avvelenati».

Mario Pacher

 


Questa pagina è fatta per far conoscere situazioni particolari, sia che riguardino persone o animali, perchè siamo TUTTI esseri viventi e tutti sulla stessa barca.

IN MEMORIA DI NATIVIDAD

Nel anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo lego' ad una corda corta ad un muro di una galleria d'arte e lo lascio' morire lentamente di fame e di sete: Durante parecchi giorni, l'autore di questa orribile crueltà e i visitatori di questa galleria d'arte erano spettatori impassibili alla agonia del povero animale, fino a quando finalmente mori' per inanizione, sicuramente dopo aver passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.

Ti sembra forte ???Quello non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale

in 2008

OSTACOLIAMOLO!!!

Firmate qui: http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html, non bisogna pagare, nè registrarsi, nè niente pericoloso, e vale la pena, per inviare una petizione e che questo uomo non sia congratulato nè chiamato 'artista' per tanto crudele atto, per simile insensibilità e piacere col dolore altrui.

E' molto facile, tarda 10 secondi e è sicuro, se perdiamo il tempo rinviando sciocchezze che nessuno si crede, bene possiamo dedicare un po' di quello tempo a cercare di evitare che un altro animale innocente soffra la crudeltà di questo, ed altri, sadico e ripugnante 'essere umano':

RINVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PER FAVORE.

 

vergogna   vergogna1vergogna2   vergogna3

 

vergogna4vergogna5

 

“Ogni impulso di uccidere gli animali senza giustificazione, ogni maltrattamento e ogni crudeltà verso di loro, vanno senz'altro condannati. Anche perché tale comportamento esercita una nefasta influenza sull'animo dell'uomo e tende a renderlo abietto." Voltaire


Isola Réunion

Sofferenze per cani e gatti

 

reunion1

La SPAB si associa alle numerose manifestazioni contro le barbare e crudeli sofferenze che vengono inflitte a gatti e cuccioli di cani, adoperati come esche viventi per la pesca degli squali all'isola della Réunion, paradisiaca per gli uomini ma inferno per animali.

Questa pratica crudele oltre ogni limite, prevede che cani e gatti vivi siano infilzati sotto le narici o nelle zampe da ami per essere buttati in mare che, dissanguandosi dibattendosi, attirando gli squali a colpo sicuro.

Si sono levate diverse voci accanto alla combattiva Brigitte Bardot che è riuscita ad avere un'intervista con il ministro d'Oltremare François Baroni, che è rimasto scandalizzato nel sentire di queste barbare pratiche.

La conseguenza delle prime iniziative di protesta hanno fatto sì che venisse emanato il divieto di tenere animali domestici a bordo di battelli per concretizzare l'evitare di simili pratiche, ma come succede con il bracconaggio, si rendono necessarie misure di controllo e di sorveglianza continua 24 su 24 per far cessare definitivamente questo orrore.

Recentemente un pescatore sorpreso con un cane "preparato" ossia vivo con gli ami infilzati nelle narici, è stato condannato ad una multa di 5'000 euro e 3 mesi di prigione con la condizionale.

In Svizzera diverse associazioni e i loro membri invitano a scrivere al governo francese affinché cessi questa pratica, la Germania e il Giappone si stanno mobilitando, le pressioni che giungono dall'estero saranno determinanti per la reazione dei governi.

La SPAB invita tutti i soci, simpatizzanti e coloro che lo desiderano a scrivere lettere di protesta affinché cessino al più presto queste torture atroci per gli animali. Le lettere potranno essere indirizzate alla SPAB che si incaricherà di farle proseguire al ministro francese in persona.

 

Scrivere a:

 

Società Protezione animali

C.P. 2646

6501 Bellinzona


sebastiano si è suicidato?

sebastiano era un randagio molto buono quanto sfortunato.

prima la morte violenta durante la cattura del personale ASL

 

http://firmiamo.it/sebastianomortemisteriosa